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Nato da Giovanni Luciani e Bortola Tancon, ebbe tre fratelli: un fratello di nome Tranquillo Federico che morì in tenera età, un fratello, Edoardo, morto l'11 marzo 2008 ed una sorella di nome Nina, morta il 5 giugno 2009. Il padre, di idee socialiste, emigrò in seguito in Svizzera per lavoro. Nell'ottobre del 1923 entrò nel seminario interdiocesano minore di Feltre ed in seguito, nel 1928, nel seminario interdiocesano maggiore di Belluno. Fu ordinato diacono il 2 febbraio 1935 e sacerdote il 7 luglio dello stesso anno nella chiesa rettoriale di San Pietro apostolo in Belluno (contigua al Seminario Gregoriano); venne subito nominato vicario cooperatore di Canale d'Agordo, ma già in dicembre venne trasferito ad Agordo, dove insegnò anche religione all'istituto minerario. Presso il seminario gregoriano di Belluno fu insegnante (1937 - 1958) e vice-rettore (1937 - 1947). Il 27 febbraio 1947 si laureò in sacra teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma con una tesi su L'origine dell'anima umana secondo Antonio Rosmini: quella di Luciani e dei suoi relatori fu di certo una scelta audace, poiché si trattava di un autore con due libri messi all'Indice dei libri proibiti, all'epoca non ancora del tutto riabilitato dalla Chiesa. In novembre fu nominato da monsignor Girolamo Bortignon procancelliere vescovile della diocesi di Belluno; il mese successivo venne nominato anche cameriere segreto soprannumerario e segretario del sinodo diocesano. A queste nomine, il 2 febbraio 1948 si aggiunsero anche quelle di provicario generale della diocesi di Belluno e di direttore dell'ufficio catechistico diocesano. Durante le elezioni politiche italiane post-belliche del 1947 si schierò apertamente con la Democrazia Cristiana e contro i partiti di sinistra, descrivendo le idee marxiste come un "male terribile", anche se ebbe sempre una pietà paterna per gli uomini dalle idee marxiste, "nostri fratelli erranti". Nel 1954 divenne vicario generale della diocesi di Belluno; nel frattempo (1949) aveva pubblicato il volume Catechetica in briciole; del libro verranno pubblicate sei edizioni in Italia ed una anche in Colombia. Il 30 giugno 1956 fu nominato canonico della cattedrale di Belluno. In questi anni gli fu erroneamente diagnosticata una tubercolosi incurabile e per questo fu costretto a lasciare la parrocchia e a recarsi in sanatorio a Sondalo, in Valtellina, dove i medici si accorsero dell'errore dei colleghi, diagnosticando e curando la vera malattia: una polmonite. Luciani fu diverse volte proposto per la nomina a vescovo, ma venne respinto per due volte a causa delle sue condizioni di salute, della sua voce flebile, della sua bassa statura e del suo aspetto dimesso.[3] Dopo l'ascesa al soglio di Pietro di papa Giovanni XXIII, il 15 dicembre 1958 fu finalmente promosso vescovo di Vittorio Veneto. A tal proposito si narra che papa Giovanni XXIII, respingendo le varie perplessità riguardo ai motivi per cui fino ad allora non fosse stato promosso, legate principalmente alle sue cagionevoli condizioni di salute, sentenziò bonariamente:[3]
L'ordinazione episcopale avvenne nella basilica di San Pietro in Vaticano il 27 dicembre. Insieme a lui fu nominato vescovo anche monsignor Charles Msaklia,[4] originario della Tanzania: i due rimarranno amici e sarà proprio grazie a questo prelato africano che Luciani inizierà a conoscere la realtà della Chiesa cattolica in Africa |
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